C’era una volta una casa nei pressi di un bosco.
Nel cortile un cane legato ad una catena, grasso e ben pasciuto, sonnecchiava.
Nel folto del bosco, invece, si aggirava un lupo, magro e febbricitante.
Una notte rischiarata dalla densa luce di una dolce luna piena, il lupo uscì dall’ombra del bosco e si avviò verso la casa, con passo lieve. Camminava sull’erba senza lasciare tracce, l’erba non era calpestata dalle sue zampe, bensì carezzata. Una leggera brezza portò al cane legato l’odore aspro del lupo. Subito rizzò le orecchie e digrignò i denti.
Il lupo, per nulla intimorito, continuò ad avanzare. Giunto a poca distanza dal cugino addomesticato, si sedette. Comprese le intenzioni dell’altro, il cane si sedette a sua volta e cominciò a parlargli.
- Vedo che la fame e il freddo del tuo bosco e della tua notte ti hanno spinto fuori dalla tua tana, la disperazione ti ha reso coraggioso. -
Il lupo lo fissava senza rispondere.
Allora il cane, reso villano dal silenzio dell’altro, continuò
- La solitudine del bosco fa la notte più scura, i morsi della fame ti tengono sveglio e tu non puoi opporti a questo. -
Fece un pausa ad effetto.
- Guarda me, come sono grasso e ben pasciuto. Mangio due volte al giorno, quando piove ho dove ripararmi. Il mio padrone si prende cura di me. Tu, invece, stai ai margini. Ti danno la caccia per ucciderti, se sfuggi al piombo, ci sono le trappole pronte a storpiarti. Raccontano di te ai bambini per spaventarli. Sei reietto ed emarginato, costretto a dormire all’addiaccio a causa del tuo orgoglio. Porti su di te la maledizione dei tuoi padri, che per arroganza non si piegarono al volere degli uomini. -
Così dicendo il cane si gonfiava d’orgoglio, mentre il lupo continuava a fissarlo in silenzio.
Il cane si alzò, per dare più enfasi alle sue parole, gli anelli della catena che pendeva al suo collo tintinnarono. Allora il lupo spostò lo sguardo dal compagno alla catena, e poi di nuovo gli puntò gli occhi negli occhi. Con voce profonda e tetra, come se parlasse dall’antiche caverne del tempo, disse:
- Quanto pesa quella catena? -
Il cane, furioso per l’impudenza del lupo, balzò per azzannarlo, ma la catena si tese, facendolo sbattere in terra. Il guinzaglio gli serrò alla gola, mezzo soffocato rimase disteso. La lingua gli penzolava dalla bocca aperta, gli occhi sgranati fissavano il vuoto, respirava a fatica. Il lupo si alzò, col suo passo lento si avvicinò.
Nella notte silenziosa il bagliore delle zanne tranciarono la gola del cane. Un fiotto di sangue scintillò contro il cielo stellato.
Il lupo si allontanò verso il bosco, inghiottito dalle ombre scomparve. Mentre la luna si avviava verso l’occidente, nella notte che volgeva a termine, si alzò un lento e triste ululato.
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